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Asterismi binoculari e altre curiosità del cielo - 1a parte

 

Esiste una serie di oggetti celesti, detti "asterismi", che offrono numerosi spunti di osservazione.

Leggiamo nell'Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia di John Gribbin (Garzanti) alla voce

asterismo termine usato talvolta in passato come sinonimo di costellazione. Oggi lo si usa per indicare formazioni di grupi di stelle all'interno di costellazioni maggiori, come le Iadi o le Pleiadi nel Toro o la Contura o la Spada in Orione

Non ci occuperemo in questa pagina e nelle successive degli asterismi più famosi, come quelli citati da Gribbin, oppure altri come il Triangolo Estivo, L'Esagono Invernale o il Grande Carro, ma di cose un po' meno note, o più curiose, ma che si prestino in ogni caso ad essere osservate con i nostri amati binocoli.

Non tutti gli oggetti saranno asterismi propriamente detti: fra le "altre curiosità del cielo" ci saranno ammassi, stelle doppie e costellazioni estinte, ad esempio.

Ogni oggetto è identificato da una scheda divisa in 5 sezioni che riportano:

Nome
Dati fisici
Descrizione
Come individuarlo
Carte e immagini

Ho appreso dell'esistenza di questi oggetti dalle fonti più varie: riviste, libri, amici astrofili. Non si tratta di costellazioni, quindi non ci sono nomi stabiliti da una commissione dell'Unione Astronomica Internazionale. Forse qualcuno riconoscerà un oggetto che gli era noto con un nome diverso o che ha individuato su fonti diverse che probabimente non conosco - mi farà piacere se mi comunicherete ulteriori notizie con cui arricchire le schede.

Le mappe sono state realizzate con il software SkymapPro10 di Chris Marriot che ringraziamo

Gli oggetti sono caratterizzati da un indice di difficoltà espresso come segue:

Oggetti che non pongono particolari problemi nell'individuazione o nell'osservazione con binocoli di tipo standard (7x50, 10x50)
Oggetti di media difficoltà adatti a binocoli di dimensioni medie (16x70, 20x80)
Oggetti più difficili da individuare e/o da osservare, l'apertura e/o l'ingrandimento sono fattori determinanti (20x100 e oltre)

 

Buona lettura e Cieli Sereni a tutti

Paolo Morini

 

Ammasso dell’attaccapanni (Coathanger Cluster)
Ammasso aperto Collinder 399 nella costellazione della Vulpecula, RA 19h25m Dec +20°11', mag. 3.6 diam 60'

Questo ammasso di circa 40 stelle è stato scoperto dall'astronomo arabo Al Sufi nel 964 d.C., e riscoperto in maniera indipendente dall'astronomo Hodierna.
Messier, gli Herschel e il catalogo NGC non gli riconobbero alcun numero, probabilmente a causa delle dimensioni: anche a basso ingrandimento è difficile osservarlo nel campo del telescopio, inoltre il suo aspetto suggerisce il fatto che si tratti di un asterismo. L'oggetto è spesso chiamato L'ammasso di Brocchi (Brocchi's Cluster) per ricordare l'astrofilo americano D.F. Brocchi che ne disegnò una mappa negli anni '20.
Fu incluso nell'edizione del 1931 del catalogo di ammassi aperti di Per Collinder.Fra le ultime ricerche svolte su questo ammasso, una di Brian Skiff del Lowell Observatory, basata sui dati astrometrici del satellite Hipparcos dell'ESA, porta a credere che le stelle principali dell'ammasso (quelle che formano la figura dell'attaccapanni) non siano legate fra loro, per cui l'Attaccapanni pare sia proprio un asterismo.

Si tracci la congiungente da Beta a Gamma Aql (distanza circa 5°) e si prosegua per 10° a partire da Gamma verso la Vulpecula. Il cerchio che circonda la figura ha un diametro di circa 2°.

 

 

 

La Reginetta (Little Queen)

Asterismo nella costellazione del Draco, ha un'estensione di circa 10x20' e si trova centrato rispetto alle coordinate RA 18h35m Dec 72°25'.

Nella letteratura anglosassone si trova citato con il nome di "Little Queen", che abbiamo tradotto in "Reginetta", dal momento che la figura è una W perfettamente analoga alla costellazione di Cassiopea (Regina di Etiopia, moglie del re Cefeo e madre della principessa Andromeda, Cassiopea è uno dei personaggi chiave della saga mitologica di Perseo).
Le dimensioni dell'asterismo e la magnitudine delle stelle componenti sono decisamente inferiori, è comunque un oggetto che si osserva molto bene con un binocolo o con un piccolo telescopio usato a basso ingrandimento.

Seguendo la diagonale del Piccolo Carro da Beta a Eta UMi e proseguendo del doppio oltre Eta, si arriva nei pressi delle stelle Chi e Phi Dra.
La Reginetta forma un triangolo con queste due stelle, inscrivibile in un cerchio di 2 gradi di diametro.

 

Il cerchio che racchiude l'asterismo ha un diametro di 30', pari al diametro apparente della Luna.


 

Il Toro di Poniatowski (Taurus Poniatovii)

Costellazione estinta (asterismo) nella costellazione dell'Ophiucus, ha un'estensione di circa 4°e si trova centrata rispetto alle coordinate RA 18h04m Dec +3°.

Il "Toro di Poniatovski" (in latino Taurus Poniatovii) è una costellazione obsoleta che si trova nella parte NE della costellazione dell'Ophiuchus.
Fu introdotta nel 1777 dall'abate Poczobut in onore del re di Polonia Stanislao II Poniatowski.
Fu raffigurata per la prima volta dal francese Lalande nel suo gobo celeste del 1779 e la sua figura è contenuta agevolmente nel campo di un binocolo 7x50 o 10x50.
Il Toro di Poniatovski si trova in una zona interessante, caratterizzata dalla presenza della Via Lattea.
Il chiarore di fondo della Via Lattea in questa zona è tutto sommato abbastanza tenue, ma il campo è abbastanza ricco di stelle di magnitudine dalla 7 alla 10.
La 67 e la 70 OPh, distanti 1 grado, mostrano un bel contrasto di colore: la 67 è di magnitudine 4 di classe spettrale B5 con una tonalità blu argentea, la 70 è un sistema binario molto interessante da osservare al telescopio, e al binocolo il colore della stella è giallo aranciato.

L'asterismo si trova appena ad E di Beta e Gamma Ophiuchi e consiste delle stelle 66,67,68,70 e 73 Oph, che formano una "V" estesa per circa 3 gradi e che ricorda l'ammasso delle Iadi nel Toro.

 

 

Il Triangolo Minore (Triangulum Minor)

e la Mosca Boreale (Musca Borealis)

Costellazioni estinte (asterismi) poste nelle vicinanza della costellazione dell'Aries

La mia edizione del libro “A Field Book of The Stars” di William Tyler Olcott, risale al 1911 (la prima edizione è del 1907) e, fra le costellazioni autunnali, si trova una pagina dedicata alla costellazione della Mosca, “Musca”, con una nota: “non c’è niente di particolarmente interessante in questo asterismo”.
Nei nostri atlanti la costellazione della Mosca non esiste più: la grande confusione che regnava nel cielo, soprattutto a livello delle costellazioni minori, fu risolta nel 1930 dall’Unione Astronomica Internazionale che decretò la divisione dell’intera volta celeste nelle 88 costellazioni attuali.
Nella stessa zona del cielo, nelle rappresentazioni degli atlanti di Hevelius e Flamsteed, si trovano i resti di un’altra costellazione obsoleta, il Triangolo Minore.
Ian Ridpath, nel suo libro “Mitologia delle costellazioni”, in un capitolo dedicato alle costellazioni obsolete così rende conto di questi due antichi asterismi.

Musca Borealis (Mosca Boreale).
Questa costellazione ha una storia che disorienta.
Fu introdotta in un globo del 1613 attribuito all’olandese Petrus Plancius. Lui la chiamò Apes, l’Ape, e si trovava a Nord dell’Ariete.
L’astronomo tedesco Jacob Bartsch le cambiò il nome in Vespa, nella sua carta del 1624.
Johannes Hevelius le diede ancora un altro nome, Musca, nel suo atlante del 1687.
Ma ce n’era già una nel cielo australe e allora questa mosca, ovviamente boreale, alla fine fu schiacciata dagli astronomi.
Ad aumentare la confusione, le stesse stelle di questa mosca furono usate nel 1674 dal francese Ignace-Gaston Perdies per formare la costellazione (obsoleta anch’essa) del Lilium, il Giglio d’Oro di Francia.

Triangulum Minor (Triangolo Minore)
Una delle costellazioni meno originali, inventata da Johannes Hevelius nel 1687.
Fu formata con tre stelle prese dal triangolo che c’era già, il Triangolo.
Sorprende l’ampia accettazione che ricevette fra gli astronomi, ma fu alla fine condannata all’oblio quando si arrivò a una razionalizzazione delle costellazioni.

Gli asterismi hanno entrambi dimensioni tali da essere contenuti nel campo di un binocolo 10x50.
Delle stelle che li compongono, quella più interessante da osservare con piccoli telescopi è la 6 Trianguli (che costituisce un vertice del Triangolo Minore).
E’ una stella doppia, la Struve 227 (scoperta nel 1830), magnitudini 5 e 6.4, separazione 3.8” e AP 69° (osservazioni del 1998).

(N.B. Gli antichi atlanti erano disegnati alla rovescia di come si vedono effettivamente le costellazioni, in pratica si immaginava di vedere la volta stellata "dall'esterno", così era sicuramente quello di Hevelius - metà del 1600. L'immagine è stata quindi invertita per renderla corrispondente alle immagini degli attuali atlanti stellari)

 

 

La Groombridge 1830

Stella di magnitudine 6,4 nela costellazione dell'Ursa Major. Coordinate RA 11h53m Dec +37°41'.

Diffiicile pensare che una stellina solitaria di magnitudine 6,4 possa presentare qualche motivo di interesse particolare: ma una volta che sia nota la sua storia, la sua luce si carica di bagliori intriganti.

Stephen Groombridge  (1755-1832) era un astrofilo inglese che si appassionò di astronomia a quasi 50 anni di età. Poiché il suo interesse principale era la cosiddetta "astronomia di posizione", acquistò nel 1806 dal famoso costruttore di telescopi Edward Troughton un telescopio meridiano da 3,5 pollici di apertura.
Il suo progetto ambizioso era quello di catalogare tutte le stelle più luminose della magnitudine 8,5 situate fra il polo nord celeste e la declinazione +38°.

Groombridge era talmente infaticabile che in 11 anni eseguì 24000 misure di stelle in ascensione retta e 26000 misure in declinazione, rimanendo parallelamente impegnato nel lavoro e negli affari fino al 1815.
Interruppe la sua attività di osservazione nel 1827 per motivi di salute e morì 5 anni dopo.
Il suo catalogo di stelle venne pubblicato postumo nel 1838, a cura dell'astronomo reale Airy e tale fu la qualità delle sue osservazioni che l'ultima edizione fu data alle stampe nel 1905 a cura dell'Osservatorio di Greenwich.

Quattro anni dopo la prima pubblicazione del catalogo, una strana stella che Groombridge aveva osservato cinque volte si fece notare dagli astronomi dell'epoca.
F.W. Argelander, direttore dell'Osservatorio di Bonn, scrisse nel 1842: "…l'anno scorso ho accidentalmente osservato una stella il cui moto proprio è superiore a quello di tutte le stelle note, e che ammonta a 7" l'anno. Questa stella di 7a magnitudine si trova al confine fra le costellazione dell'Orsa Maggiore e dei Cani da Caccia, ed è la stella numero 1830 del catalogo di Groombridge..."

Un moto proprio così elevato suggeriva che la stella doveva trovarsi abbastanza vicina al Sole e in effetti ricerche più moderne hanno fissato tale distanza a 27 anni-luce.
La velocità radiale risulta pari a 98.2 km al secondo in avvicinamento, il che vuol dire che da un giorno all'altro si avvicina al Sole e alla Terra di 8.5 milioni di km, circa 22 volte la distanza Terra-Luna.
La Groombridge 1830 è una stella di classe spettrale G8, leggermente più fredda e più gialla del Sole, e splende con una luce pari circa a 1/6  del Sole stesso.

La Groombridge 1830 continuerà ad avvicinarsi al Sole fino all'anno 11200, in cui splenderà di circa 0.1 magnitudini più di adesso, dopodichè comincerà ad allontanarsi.
È stato calcolato che fra 20000 anni si troverà nella costellazione della Vergine e splenderà di magnitudine 6.5. Fra 100000 anni sarà una stella di magnitudine 9.1 nella costellazione del Lupo, mentre fra 1 milione di anni sarà una debole stelle di magnitudine 14 "persa" nella Via Lattea nella costellazione della Norma.

Un altro aspetto quasi misterioso è costituito dalla presenza di una stella secondaria.
Nel 1968 l'astronomo Worth riprese una serie di fotografie con un rifrattore da 60 cm di diametro in cui appariva una componente di magnitudine 8.5 a 2.2" di distanza.
Ma dopo  una settimana altre fotografie non rivelarono più niente.
Dopo due mesi Worley a Heintz osservarono visualmente una secondaria di magnitudine 12, ma nei giorni successivi nessun altro osservatore riuscì a scorgerla.
Sulla base di queste osservazioni la secondaria fu battezzata come una stella variabile a flare, la CF Ursae Majoris.
Lo stesso astronomo Heintz nel 1984 riprese in esame le osservazioni svolte e constatò che sulle fotografie riprese con il rifrattore da 60 cm l'apparenza della stella secondaria non era puntiforme, ma piuttosto una specie di baffo, come se fosse stata causata da un effetto dell'ottica del telescopio.
Altri ricercatori avevano calcolato l'orbita di un corpo in orbita attorno alla stella studiandone le perturbazioni del moto, ma l'orbita calcolata non rendeva conto della posizione della secondaria registrata nelle osservazioni del 1968.

Insomma, 175 anni dopo le misure di Groombridge, ci sono ancora molte cose da chiarire.

La Groombridge 1830 si trova in una parte dell'Ursa Major abbastanza spopolata.

Un modo per trovarla può essere quelo di partire dalla costellazione dei Canes Venatici. E' abbastanza facile identificare un quadrilatero di stelle di cui la Beta ne rappresenta un vertice. Si prolunghi il lato meridionale verso Ursa Major in mdo da trovare una ulteriore stella.

Da questa si prosegue verso S secondo il cammino indicato e si arriva a identificare la Groombridge 1830 (indicata dalla freccia blu) come parte di un arco di 4 stelle.

 

 

 

 

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